La Religieuse. Serge Lutens e il lato oscuro della mistica.

Con le sue ultime creazioni, Serge Lutens, sembra essersi incamminato nel difficile sentiero della metafisica, riuscendo ogni volta a inquietare il nostro olfatto e ad ammaliarlo irrevocabilmente. Dopo L’Orpheline, ecco La Religieuse.  A passi lenti, Serge Lutens si ispira alla vita eremitica che conduce a Marrakesh per svelare il lato oscuro della sua mistica.

La Religieuse gioca con l’ambivalenza del gelsomino, fiore cardine di alcune tra le più amate creazioni lutensiane, lasciando ammirare il candore dei petali, inebriando con la carnalità del suo aroma. Come in un gioco di specchi, però, Serge Lutens ci mostra il lato morboso della fede, di ogni fede, sia essa terrena o ultraterrena, il peccato dentro la santità; mescola il candore della neve, restituito da note pure di incenso, all’odore umido della pelle sotto le vesti nere, fondendo l’ascesa con le note carnali di zibetto e muschio.

La Religieuse occhieggia non vista dal liquido violaceo, anch’esso richiamo a creazioni mitiche come De Profundis, e ci obbliga a considerare che ogni purezza è tale grazie al peccato e che ogni nostro gesto porta in sé, nell’ombra o in potenza, il suo opposto. Si dipinge sulla pelle un disegno di vene in estasi che lasciano cadere gocce di sangue su cristalli di neve, un’immagine gloriosa di appassionata fedeltà al proprio credo, siano essi mitici dei o note olfattive.

Attraverso La Religieuse, Serge Lutens punta il dito verso la nostra anima, reclamandola nel silenzio ovattato di un tempo sospeso. Siete pronti a offrirgliela?

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